Cittadinanza Dalai Lama, Wu: ribadiamo il nostro dissenso, ma no a toni esaperati

“Consideriamo negativamente l’iniziativa di concedere la cittadinanza onoraria al Dalai Lama e pur rispettando le scelte del Consiglio Comunale, ovviamente, ribadiamo il nostro diritto al dissenso su queste, considerando la regione del Tibet parte integrante della Cina da secoli e consideriamo anche i toni esasperati ed estremi di una minoranza della comunità cino-milanese altrettanto negativi. La nostra missione è unire e integrare, non dividere ed esasperare”.
Così Francesco WU, presidente dell’Unione Imprenditori Italia-Cina, l’associazione tra le più rappresentative, soprattutto tra le seconde e terze generazioni della comunità cino-milanese, sulla questione sul conferimento della cittadinanza onoraria al Dalai Lama e la conseguente protesta della comunità cinese di Milano. E aggiunge:
“Sulla questione Tibet si sono dette e si dicono cose non corrispondenti alla realtà storica, così come si continua a far passare sotto una veste religiosa attività squisitamente politiche, comprese quelle locali di speculazione a fini propagandistici contro l’integrazione e la multiculturalità. Ma questo non può giustificare nessun scontro e nessuna esasperazione dal sapore nazionalista che rasenta l’offesa. Il modo di vivere e concepire i rapporti della stragrande maggioranza della comunità cino – milanese è esattamente all’opposto, improntata all’incontro, alla comprensione e alla collaborazione”. E conclude: “Ci ritroviamo nelle parole e nei gesti del Sindaco Sala, pur continuando a considerare quella del Dalai Lama una figura più politica che religiosa, vista la sua non certo maggioritaria rappresentatività tra i fedeli buddisti, tanti dei quali sono anche nella nostra comunità insieme a tanti cristiani e intendiamo proseguire il percorso d’integrazione e comune sviluppo della nostra città. Anche attraverso iniziative dal forte valore simbolico unitario, come quella dell’intitolazione di una via cittadina a Ho Feng Shang, lo “Schlindler Cinese”, un’iniziativa che condividiamo già con organizzazioni non della comunità cino – milanese, come quella del Giardino dei Giusti. Questo per noi significa essere milanesi di nuova generazione, cioè unire le proprie origini e le proprie radici culturali alla comune ispirazione di una Milano sempre più viva, giusta e internazionale. Lontani da settarismi e dalle estremizzazioni, di qualsiasi provenienza”.